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Ancor oggi alcune anziane donne del paese indossano parte dell'antico costume gioiosano e lo portano come una seconda pelle, né mai oserebbero sostituirlo con l'abbigliamento moderno cui siamo abituati.
La donna che vestiva il costume tradizionale era chiamata maddamma, con un francesismo che risale all'epoca napoleonica.
Il costume chiuso lungo la schiena da una serie di crocchetti a maschio e femmina, veniva indossato sopra una lunga camicia di lino, seta o cotone e mutandoni di tela al ginocchio.
Alla camicia si sovrapponeva 'a suttana, sottoveste in tessuto di cotone scuro stampato a fiori chiari.
Infine, 'a saja o sopravveste in tessuto di seta che veniva filata, tessuta e tinta in loco. Quella di uso quotidiano era di color piombo, quella di uso cerimoniale era colorata e quella di lusso o da cerimonie funebri era, invece, nera (per fare le visite di lutto, sul costume la maddamma aggiungeva 'a faldetta, quasi un'altra saja che, partendo dalla vita, da dietro le spalle si rivoltava sul capo).
Per mezzo di una balza, chiamata mbasta, il costume scendeva dalla vita alla caviglia formando centinaia di pieghe. Si trattava di una balza di circa 5 centimetri, ricavata dallo stesso tessuto della saja. In numero di una o tre, le mbaste, cucite all'altezza del polpaccio, avevano il compito di adornare il costume e renderlo più ricco.
All'attaccatura delle spalle un ornamento in seta nera, fittamente pieghettato, detto rricciata, distingueva nettamente la donna sposata dalla nubile o dalla vedova che non lo portava. I rricciati (due metri e mezzo di nastro nero), venivano attaccate alle maniche con degli spilli da sarto. La saja non aveva tasche. Era questo il motivo per cui, la maddamma, conservava 'u muccatureju (fazzoletto per il naso) dentro la manica dell'ascella destra. I soldi venivano, invece, conservarti nella scollatura d'u mbustinu (corpetto).
Il costume della maddamma toccava una gamma di ben otto colori diversi, ciascuno dei quali veniva motivato dalle circostanze o a seconda delle ricorrenze: - l'azzurro veniva usato il giorno delle nozze e la domenica di Pasqua; - il viola o fior di lino s'indossava in Quaresima; - il nero veniva indossato in caso di lutto; - indaco e marrone erano colori per i vestiti giornalieri e da lavoro; - il cannella, il rosa e il verde erano i colori delle grandi occa-sioni; - con la morte di Gioacchino Murat (1700) nasce, infine, il colore bruno, in segno di lutto.
Sul petto si vestiva 'u mbustinu: corpetto molto scollato in broccato di velluto operato di colore generalmente abbinato a quello d'u faddali (grembiule, allacciato in vita. 'U mbustinu delle ragazze era chiuso; per le sposate era aperto e allacciato con sei mandate di nastro di seta azzurrino detto zafareja, che, passando nel hjaccatu della saja, aveva il compito allacciare il corpetto e trattenere (oltre che dar forma) il petto della maddamma.
Al mbustinu era attaccata una lunga e ampia gonna a pieghe (chichi), per la cui confezione necessitavano ben sette teli della lunghezza di 60 cm. I manichi erano attaccate alla saja per mezzo di comuni spilli. I mostri, altro non erano che polsini di velluto o raso colorato.
Lo scollo era ornato dal collarettu in pizzo realizzato all' uncinetto.
'U frabbalà: era un collarettu di pizzo molto largo, ornava il corpetto delle donne nubili più facoltose.
'U pizziju: consisteva in un merletto piuttosto misero, lavorato all'uncinetto e usato dalle donne meno agiate; si differen-ziava per forma e lavorazione dal collarettu (più pregiato) indossato dalle maddamme.
'A biunda: era merletto dorato che si usava in alcuni tipi di saja.
'A varia: fettuccia di tessuto rigido, della larghezza di circa 8 cm, che veniva fissata all'orlo della saja e serviva a far sì che il costume, arrivato quasi all'altezza delle caviglie, formasse una campana con centinaia di pieghe.
Completava l'abbigliamento 'u muccaturi: foulard di cotone o seta nera operata, con frangia o senza, fatto a triangolo e fermato ai capelli per mezzo di una spilla d'oro o d'argento, veniva annodato sotto la gola.
A seconda delle circostanze in cui doveva essere indossato, 'u muccaturi poteva essere sostituito dal crambà (pregiatissimo pizzo di alta fattura francese, indossato soltanto nelle grandi occasioni) o dal filandenti (rettangolo di tela d'uovo che, piegato in tre sulla testa e rimboccato garbatamente, scivolava lungo le spalle).
L'acconciatura dei capelli della maddamma era pure di origine francese. Nelle maritate troviamo una scriminatura centrale suddivisa in quattro trecce legate sulla nuca a cestello per mezzo di appositi lacci. Nelle nubili, invece, una scriminatura nel mezzo della testa che divideva i capelli in due, che finivano con una lunghissima treccia raccolta a cestello sulla nuca. L'operazione di pettinatura delle maddamme richiedeva intere mattinate di lavoro e, non di rado, anche l'intervento delle mani esperte di una seconda donna.
Pagina tratta dal sito: www.lagrandegioiosa.it
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