| Festa di San Rocco |
|
|
|
Pagina 1 di 3
Il rito si svolge a porte chiuse, in un'atmosfera di vivo entusiasmo e devozione. Quando tutto è pronto, al suono festoso delle campane, la porta principale della chiesa viene spalancata e la banda, intonando un'allegra marcetta, entra seguita da numerosi fedeli.
Per l'imminente festa le vie vengono addobbate con bandierine di carta colorata e le tradizionali "barche di S. Rocco" vengono sospese tra i balconcini prospicienti dei vari rioni. Intanto le anziane donne del paese, radunate qua e là per le viuzze (vineji), si ritrovano per onorare la festa, rispolverando antiche litanie. ...A li sidici d'agustu Santu Roccu trapassau, e la parma e la curuna 'n paradisu si la levau... L'instancabile "Turù", nome d'arte del cavaliere Argirò, nel suo attrez-zatissimo laboratorio nascosto tra le colline, è alle prese con i suoi spettacolari ordigni pirotecnici che, ancora una volta, dovranno sbalordire i cittadini con favolose cascate di luci, botti e colori. Sapienti mani allestiscono le luminarie lungo le arterie principali del paese e in piazza viene al-lestito il palco che dovrà ospitare la banda e i cantanti per la festa imminente. Intanto, mentre i tamburinari annunciano la festa col frastuono assordante dei loro tamburi, zampogne e pipìte, accordandosi tra di loro, rispolveravano gli antichi motivi della tradizionale musica popolare. La vigilia della festa la chiesa rimane aperta tutta la notte ad ospitare i pellegrini accorsi da ogni parte della Locride e sul piazzale i tamburi sottolineano la veglia col loro incessante rullare, prova generale della colonna sonora che accompagnerà la statua lungo le vie del paese. In occasione della sfarzosa festa, in paese sono accorsi ambulanti con le loro bancarelle da ogni parte della regione per offrire i loro prodotti agli innumerevoli pellegrini giunti - nei tempi passati anche a piedi - dai paesi circonvicini. Piazza Vittorio Veneto, sin dall'alba, si anima di un incredibile numero di persone che affluiscono da ogni parte della Locride. Per destare l'attenzione di grandi e piccini, arrivano i "giganti". Mitiche figure di origine siciliana, Mata e Grifone ('u giganti e 'a gigantissa), richiamano nella mente della gente l'ormai tramontato senso dell'alto, della maestà, della regalità, della potenza e prepo-tenza del sovrano nero, questa volta sottomesso ai voleri della regina bianca. Pagina tratta dal sito: www.lagrandegioiosa.it
|

















L'ultima domenica d'agosto è davvero grande festa a Gioiosa, dove fervono i preparativi per onorare degnamente il Santo Patrono.