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ORE 9 DELL'ULTIMA DOMENICA D'AGOSTO
Tra poco il santo uscirà per le vie della città per la più lunga e incredibile processione che si conosca in Italia. Questa di San Rocco è una processione ballata, al ritmo frenetico dei tamburi, che inizia alle 9 del mattino e, interrotta solo dalla Santa Messa celebrata nella Chiesa Matrice, si protrae sino alle 20. E sono gli stessi giovani di Gioiosa a improvvisarsi "tamburinari" della così detta "banda pilusa" che accompagna la statua lungo tutto il percorso cittadino alla cadenza ossessionante dei loro strumenti.
La devozione a San Rocco risale almeno al 1583, anno in cui fu fondata la chiesa a lui dedicata che, più volte ampliata e rimaneggiata, è quella stessa che vediamo ancor oggi. Ma è solo in seguito alla peste bubbonica del 1743, regnante Carlo II di Borbone, miracolosamente cessata per intervento del santo protettore degli appestati, che San Rocco fu proclamato, con bolla pontificia, patrono di Gioiosa Jonica.
L'attuale immagine del santo, una statua lignea, scolpita a Napoli nel 1749, sostituì l'antico dipinto e fu portata a Marina di Gioiosa con il veliero San Luigi. Da qui, come detto, l'usanza di appendere delle barche di carta nei vicoli del paese durante i giorni che preludono alla festa. Dicono le cronache del tempo che la commissione che l'aveva ordinata, i nobili, il clero e il popolo tutto fecero gran festa ed in processione, ballando e cantando.
Secondo altre fonti, invece, il ballo deriverebbe dalla devozione di un tale che, per avere ricevuto una grazia, si mise a ballare da solo la tarantella davanti al santo in segno di ringraziamento.
Il popolo, trascinato dall'esempio del devoto e dalla emozione del momento prese parte, ballando, all'inconsueta manifestazione di fede e di gioia. Da allora, ogni anno, in agosto si rinnova, al ritmo ossessionante dei tamburi, la processione ballata di San Rocco, anche se gli anziani rimpiangono i tempi passati, quando il ballo era veramente una manifestazione di fede.
Quando presentarsi davanti a S. Rocco, strisciando la lingua sul pavimento della chiesa, nascondeva veri e propri drammi umani. Quando camminare con corone di spine in testa significava ringraziare il Santo per la liberazione da un male. Quando salire alla chiesa trascinando le ginocchia sul selciato voleva sollecitare San Rocco a porre termine ad una inaudita vita di sofferenze.
Il Santo esce dalla sua chiesa e, percorrendo Via Belcastro, rione Tumba e rione Confrontata, arriva alla Chiesa Ma-trice dove, dopo un breve sguardo al paese che sotto si distende, entra per la messa e la consueta orazione panegirica.
E io, approfittando di questa sosta, cercherò di dare qualche cenno biografico sul Santo.
Le notizie su S. Rocco sono scarse e spesso mescolate a pie leggende. Nacque a Montpellier in Francia nel 1345, da una nobile famiglia della Linguadoca, da Giovanni della Croce, governatore della città, e la lombarda Libera Roque. Venne in Italia, diretto a Roma in pellegrinaggio, ma giunto ad Acquapendente vi trovò la peste che imperversava e subito si mise ad aiutare gli ammalati, a confortare i moribondi. La sua vocazione ad aiutare il prossimo lo portò in varie città d'Italia, per cui, dopo la sua visita alla città eterna, lo ritroviamo a Cesena, a Piacenza e in molti altri luoghi dove infuriava l'immane flagello della pestilenza. In Piacenza ne fu contagiato e da allora, con una gamba piagata, si ritirò solo in un romitaggio di frasche che lui stesso si era costruito in un bosco oltre il fiume Trebbia. E' di allora la leggenda del cane che ogni giorno rubava un pane alla mensa del padrone e correva nel bosco a sfamare San Rocco. Guarito tornò in patria, ma, rientrando a Montpellier, nessuno riconobbe nell'uomo macilento e dal passo incerto il figlio dell'ex governatore della città e fu gettato in carcere come spia.
Dopo quattro anni morì e solo allora fu riconosciuto dai parenti e gli furono tributate onoranze solenni. Fu proclamato santo quando ormai il culto per Rocco da Montpellier si era propagato in tutta l'Europa, durante il Concilio di Costanza del 1414.
Il panegirico è terminato e la processione, preceduta dalla spettacolare danza collettiva, torna a snodarsi per le rampe scoscese della Confrontata, più numerosa che mai.
Grazie richieste e grazie ricevute. La processione trascina con sé dolori, speranze, attese, invocazioni.
Il passaggio del santo per le viuzze del paese dà luogo a scene che non possono essere commentate con poche parole. Bisogna essere presenti per viverle. San Rocco sfila sotto i balconi gremiti di anime che, a braccia protese, è come se lo invitassero a entrare nelle loro abitazioni. Vedere il santo passare in quei luoghi che hanno visto le case aprirsi e cadere sotto le vibrazioni del terremoto è come ripassare un capitolo di storia che la nostra generazione non ha mai vissuto, ma che ci appartiene da sempre. Lacrime di sofferenza dietro i vetri socchiusi. Scene di dolore che non si possono descrivere. Speranze di gente che assalgono San Rocco e... i portatori del santo lo sanno; per questo quando un ammalato si avvicina per fare la sua offerta al Protettore, questi viene calato quasi ad altezza d'uomo per far sì che ci sia un contatto diretto tra santo e fedele. Le "parole" non scambiate tra i due... vengono intuite dalla folla che le fa proprie e, commossa, partecipa a questa scena di dolore con un fragoroso applauso.
Volti scavati dal dolore si stringono attorno a San Rocco che, con la mano protesa ai propri fedeli e gli occhi rivolti al cielo, sembra chiedere a Dio intercessione per loro. Riproduzioni in cera di membra guarite, gente a piedi nudi, bambini, spogliati per voto e offerti alla grazia del Santo. Ed è sempre un momento emozionante quello dell'offerta dei bambini nudi al Protettore; quasi un incruento sa-crificio pagano o forse un segno di consacrazione totale per grazia ricevuta.
Sono scene votive alle quali la gente assiste e partecipa emozionata, turbata, attonita: il bimbo ammalato che sta baciando San Rocco è un figlio di Gioiosa e non solo della mamma che in quel momento, smarrita, pian-ge tra la folla.
Pagina tratta dal sito: www.lagrandegioiosa.it
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