| Festa di San Rocco |
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Il rito si svolge a porte chiuse, in un'atmosfera di vivo entusiasmo e devozione. Quando tutto è pronto, al suono festoso delle campane, la porta principale della chiesa viene spalancata e la banda, intonando un'allegra marcetta, entra seguita da numerosi fedeli.
Per l'imminente festa le vie vengono addobbate con bandierine di carta colorata e le tradizionali "barche di S. Rocco" vengono sospese tra i balconcini prospicienti dei vari rioni. Intanto le anziane donne del paese, radunate qua e là per le viuzze (vineji), si ritrovano per onorare la festa, rispolverando antiche litanie. ...A li sidici d'agustu Santu Roccu trapassau, e la parma e la curuna 'n paradisu si la levau... L'instancabile "Turù", nome d'arte del cavaliere Argirò, nel suo attrez-zatissimo laboratorio nascosto tra le colline, è alle prese con i suoi spettacolari ordigni pirotecnici che, ancora una volta, dovranno sbalordire i cittadini con favolose cascate di luci, botti e colori. Sapienti mani allestiscono le luminarie lungo le arterie principali del paese e in piazza viene al-lestito il palco che dovrà ospitare la banda e i cantanti per la festa imminente. Intanto, mentre i tamburinari annunciano la festa col frastuono assordante dei loro tamburi, zampogne e pipìte, accordandosi tra di loro, rispolveravano gli antichi motivi della tradizionale musica popolare. La vigilia della festa la chiesa rimane aperta tutta la notte ad ospitare i pellegrini accorsi da ogni parte della Locride e sul piazzale i tamburi sottolineano la veglia col loro incessante rullare, prova generale della colonna sonora che accompagnerà la statua lungo le vie del paese. In occasione della sfarzosa festa, in paese sono accorsi ambulanti con le loro bancarelle da ogni parte della regione per offrire i loro prodotti agli innumerevoli pellegrini giunti - nei tempi passati anche a piedi - dai paesi circonvicini. Piazza Vittorio Veneto, sin dall'alba, si anima di un incredibile numero di persone che affluiscono da ogni parte della Locride. Per destare l'attenzione di grandi e piccini, arrivano i "giganti". Mitiche figure di origine siciliana, Mata e Grifone ('u giganti e 'a gigantissa), richiamano nella mente della gente l'ormai tramontato senso dell'alto, della maestà, della regalità, della potenza e prepo-tenza del sovrano nero, questa volta sottomesso ai voleri della regina bianca. Pagina tratta dal sito: www.lagrandegioiosa.it
ORE 9 DELL'ULTIMA DOMENICA D'AGOSTO Tra poco il santo uscirà per le vie della città per la più lunga e incredibile processione che si conosca in Italia. La devozione a San Rocco risale almeno al 1583, anno in cui fu fondata la chiesa a lui dedicata che, più volte ampliata e rimaneggiata, è quella stessa che vediamo ancor oggi. L'attuale immagine del santo, una statua lignea, scolpita a Napoli nel 1749, sostituì l'antico dipinto e fu portata a Marina di Gioiosa con il veliero San Luigi. Da qui, come detto, l'usanza di appendere delle barche di carta nei vicoli del paese durante i giorni che preludono alla festa. Secondo altre fonti, invece, il ballo deriverebbe dalla devozione di un tale che, per avere ricevuto una grazia, si mise a ballare da solo la tarantella davanti al santo in segno di ringraziamento. Il popolo, trascinato dall'esempio del devoto e dalla emozione del momento prese parte, ballando, all'inconsueta manifestazione di fede e di gioia. Quando presentarsi davanti a S. Rocco, strisciando la lingua sul pavimento della chiesa, nascondeva veri e propri drammi umani. Il Santo esce dalla sua chiesa e, percorrendo Via Belcastro, rione Tumba e rione Confrontata, arriva alla Chiesa Ma-trice dove, dopo un breve sguardo al paese che sotto si distende, entra per la messa e la consueta orazione panegirica. E io, approfittando di questa sosta, cercherò di dare qualche cenno biografico sul Santo. Le notizie su S. Rocco sono scarse e spesso mescolate a pie leggende. Nacque a Montpellier in Francia nel 1345, da una nobile famiglia della Linguadoca, da Giovanni della Croce, governatore della città, e la lombarda Libera Roque. Dopo quattro anni morì e solo allora fu riconosciuto dai parenti e gli furono tributate onoranze solenni. Fu proclamato santo quando ormai il culto per Rocco da Montpellier si era propagato in tutta l'Europa, durante il Concilio di Costanza del 1414. Grazie richieste e grazie ricevute. La processione trascina con sé dolori, speranze, attese, invocazioni. Il passaggio del santo per le viuzze del paese dà luogo a scene che non possono essere commentate con poche parole. Volti scavati dal dolore si stringono attorno a San Rocco che, con la mano protesa ai propri fedeli e gli occhi rivolti al cielo, sembra chiedere a Dio intercessione per loro. Sono scene votive alle quali la gente assiste e partecipa emozionata, turbata, attonita: il bimbo ammalato che sta baciando San Rocco è un figlio di Gioiosa e non solo della mamma che in quel momento, smarrita, pian-ge tra la folla. Pagina tratta dal sito: www.lagrandegioiosa.it
E' il tramonto. Pare impossibile che una tal folla possa essere contenuta in un piazzale così piccolo. A riconferma della tradizione secondo cui San Rocco, dopo aver raccolto nelle sue mani la peste, entrando a ritroso in chiesa, se ne liberava, salvando miracolosamente i suoi gioiosani, da allora, ogni anno la statua viene girata prima del rientro. Urla, pianti, mani protese in un ultimo saluto, sventolio di fazzoletti, ancora bimbi affidati alla pietà del santo, applausi, ressa. In un crescendo parossistico durante il quale la gente si libera dei veleni accumulati durante l'anno, San Rocco rientra in chiesa. Ecco, la statua del santo è rientrata nella sua casa. La gente ritorna stanca alle proprie dimore e Gioiosa riprenderà il suo aspetto malinconico di sempre. Un altro anno è passato. Che la nostra solitudine, il nostro tormento e la nostra incapacità di accettarci deboli e dispe-rati come siamo, dentro noi si muovono secondo un disegno e una logica ben precisa: il disegno dell'amore che cammina lungo le ombre di un malinconico mondo che scompare e la paura di una vita che ancora dovrà venire. Pagina tratta dal sito:www.lagrandegioiosa.it |

















L'ultima domenica d'agosto è davvero grande festa a Gioiosa, dove fervono i preparativi per onorare degnamente il Santo Patrono.