La storia PDF Stampa E-mail

Torre GioiosaLa fondazione della cittadina di Gioiosa Ionica, allo stato delle ricerche, non è determinabile con precisione. In questo territorio comunale è nota la presenza di insediamenti antichi che, però, non sono assolutamente collegabili alla fondazione dell'attuale centro, dato l'enorme scarto cronologico tra quelli e le più antiche notizie storiche che riguardano Gioiosa.

 

Nella località Sant'Antonio sono stati rinvenuti i resti di un insediamento greco-arcaico che si inquadra nella frequentazione della Vallata del fiume Torbido, essenziale anche nei tempi remoti per il transito dallo Jonio al Tirreno, non­ché dotata di tutte la caratteristiche utili al popolamento.

 

Sempre lungo il Torbido, nel ter­ritorio facente parte dell'ex feudo di Santa Maria delle Grazie, in località Annunziata, si trova il complesso della Villa Romana del Naniglio, così chiamata per la presenza di una grande cisterna semipogeica in muratura cono­sciuta già nei secoli passati quando gli fu dato questo nome di chiara origine greca (da an-elios, "senza sole"). Questo sito fu abbandonato nel­l’alto Medioevo. I rinvenimenti archeologici di Sant'Antonio e del Naniglio sono, dunque, solo frequentazioni dell'attuale territorio gioiosano precedenti la fondazione della città, ma la vera e propria nascita di Gioiosa sulle rupe a stra­piombo sul torrente Gallizzi va ascritta al tardo Medioevo.

 

Gli studiosi del passato hanno non poco discusso se potesse essere l'antica Mystia ricordata da alcune fonti, ma non esistono prove a tal riguardo. Le prime notizie certe su una terra di nome Gioiosa risalgono al 1437, quando viene indicato, tra le terre infeudate ai conti di Gerace Caracciolo Rossi, un centro denominato Joyusa; successivamente (1445) si trova menzionata Mocta Joyusa; ancora più tardi, lo stesso centro compare in un documen­to del 1459 in cui il conte di Terranova e Gretteria Marino Correale concede al nobiluo­mo Antonio Linares d'Aragona la castellania e la capitania di Gioiosa.

 

Si sa però che tutto il ter­ritorio intorno alla cittadina era occupato da un grande feudo denominato Ragusia che dalla metà del XIII secolo risulta intestato a Giovanni de Ragusia (1269); da questa famiglia il feudo passò, nel 1271, al milite francese Jean Taforet e, successivamente (1278), venne diviso tra lo stes­so Taforet e i nobili geracesi Malgerio Balderi e Pietro de Ocra. Nel 1316 un altro documento attesta che, dopo la morte di questi tre perso­naggi, il feudo venne unificato e affidato a Sicardo de Noviglono, quindi di nuovo diviso e assegnato a Blasco Ximenes de Luna (signore anche di Grotteria) e a Giovanni de Laya.

 

Da questo momento, e per oltre due secoli ancora, le vicende feudali di Gioiosa e Grotteria saran­no comuni, anche se dal pùnto di vista ammini­strativo i due villaggi ebbero vita autonoma con una propria corte e proprie magistrature. Signore di Ragusia-Gioiosa e Grotteria sarà ancora Anfuso de Luna (fino al 1360), dopo il quale i due feudi passarono ai conti di Gerace Caracciolo Rossi che li detennero fino al 1457, anno dello gpodestamento del conte Tommaso Caracciolo e dell'assegnazione sovrana a Marino Correale da Sorrento (1458-1501). Alla morte senza eredi di Marino Correale, Gioiosa fu assegnata ai Carafa della Spina nella persona del conte Vincenzo Carafa. Questa famiglia avrebbe detenuto il feudo fino al 1555.

 

Dopo un breve periodo di possesso da parte del nobile napoletano Giovanni Vincenzo Crispano, a par­tire dal 1559 Gioiosa fu definitivamente asse­gnata alla famiglia napoletana dei Caracciolo Pisquizì i quali ebbero ininterrottamente il feudo fino al 1806, anno di eversione della feudalità. In virtù del nuovo ordinamento ammini­strativo introdotto dopo la restaurazione borbo­nica, Gioiosa venne elevata a capoluogo di cir­condario di terza classe con giurisdizione anche su Martone.

 

Dopo l'Unità d'Italia, con decreto del 26 marzo 1863, il nome del paese si trasfor­mò nell'attuale Gioiosa Ionica. Nel 1927 diven­ne capoluogo di mandamento ed ebbe un uffi­cio di pretura, di registro, di leva militare, di sezione elettorale e un carcere mandamentale.

(M.M.)