| Percorso culturale |
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Il museo civico e archeologico. Alcune delle sale del piano nobile di palazzo Amaduri sono state adibite a museo civico e archeologico. Nell'ala meridionale si trova una mostra didattica sulla Villa romana del Naniglio, dotata di pannelli espositivi e vetrine contenenti i principali reperti provenienti dagli scavi effettuati negli anni Ottanta (XX secolo). In una sala adiacente è poi esposta l"Allegoria della Foresta" di Nicola Sacco, interamente realizzata in legno policromo. Una stanza riservata per convegni e conferenze, decorata da Corrado Armocida, ospita quattro ,busti in marmo di personaggi che hanno dato lustro a Gioiosa Ionica.
Nell'ala settentrionale è ospitata una piccola pinacoteca con tele databili dal XVII al XIX secolo e provenienti dalle chiese del circondario. Tra queste ci sono un dipinto attribuito a Mattia Preti dal titolo "La regina Tomiride immerge la testa di Ciro in un otre di sangue" (olio su tela di cm 126 x 176, del XVII secolo, proveniente dalla chiesa matrice di San I Giovanni Battista) e una serie di ritratti dei vescovi di Gerace, del XVIII e XIX secolo, anche questi un tempo custoditi nella Matrice di Gioiosa. I vescovi nei dipinti sono: Idelfonso del Tufo (autore anonimo); Cesare Rossi (opera di Vincenzo Totino del 1809); Vincenzo Barisani (opera di Vincenzo Totino); Luigi Maria Perrone (opera di Vincenzo Luca); Pasquale Lucia (opera di Rocco Coluccio); Francesco Saverio Mangeruva (opera di Vincenzo Luca del 1885). Alcuni di questi ritratti sono stali realizzati dal vivo, altri sono elaborati di modelli precedenti. Si segnalano, inoltre, le tele della Madonna delle Grazie con San Francesco d'Assisi (anonimo del .'XVIII sec.), di San Francesco di Paola (opera di Luigi Velpi, 1-766), della Madonna Immacolata (opera di Luigi Velpi, 1769), della Madonna del Rosario con San Domenico (Giuseppe Adrizzoja, 1764).
A palazzo Amaduri trova anche posto la Biblioteca comunale con 10.000 volumi.
Sito archeologico
È una vasta area occupata da un complesso edilizio di età romana (I - V secolo d. C). Si iniziò a scavare regolarmente nel 1981 con una campagna diretta da Alfonso de Franciscis. Dagli studi effettuati si è delineata l'idea di una villa urbano-rustica costruita su più terrazzi a diversi livelli. A essa era probabilmente annesso un edificio termale. Attualmente nell'area archeologica è visitabile una cisterna semipogeica detta "Naniglio", lunga 17,47 metri e larga 10,27 metri, che doveva rappresentare la riserva d'acqua della villa. La cisterna si compone di tre navate con otto pilastri e copertura con volte a crociera. Nella parte anteriore c'è un vestibolo, fuori terra, diviso in due vani, uno dei quali dotato di un'elegante edicola in laterizio. Si nota, poi, una scala a chiocciola di 24 gradini, coperta, sopraelevata sul tetto della struttura, che ha l'aspetto di una torretta in opus mixtum. Della villa, che era suddivisa in tre parti e la cui porta d'ingresso pare si trovasse a monte del Naniglio, sono venuti alla luce diversi ambienti e pavimenti a mosaico con motivi geometrici. Molto bello è un rosone con al centro un fiore a tessere colorate (giallo, verde e blu). Sono stati individuati anche parte dell'impianto di canalizzazione e una vasca con volta a botte (II secolo d. C.) in cui probabilmente si lavorava il vino (ricadeva nella parte rustica della villa). Del complesso termale si notano resti di mura elevate fino alle volte a crociera. |
















